– Il trono del paradosso –
Sul tavolo, tutto era già disposto come per un incontro importante. La ciotola colma di pomodori brillava sotto la luce, mentre le noci, sparse ai lati, sembravano custodire un segreto antico.
La creatura bianca arrivò per prima. Si sistemò al centro, con la corona ben dritta e la rosa stretta tra le zampe. Non parlava, ma il suo modo di stare seduta diceva che si sentiva nel posto giusto, come se quel tavolo fosse il suo trono naturale.
Il cane arrivò poco dopo. Si sedette composto, senza fretta, osservando la scena con la calma di chi ha già visto tutto. Non sembrava stupito dalla presenza dell’ospite coronato. Anzi, lo guardava come si guarda qualcuno che si conosce da tempo.
Dietro di loro, il drappo dorato cadeva pesante, come un sipario pronto ad aprirsi. La corona dipinta in alto e la scritta “LA 1976” non erano solo decorazioni: sembravano indicare un anno, un nome, un’origine.
Nessuno dei due animali si muoveva. La creatura fantastica e il cane reale restavano lì, in equilibrio perfetto. Uno portava il simbolo, l’altro la presenza. Insieme, trasformavano una semplice natura morta in una scena sospesa, a metà tra realtà e invenzione.
E il tavolo, immobile, continuava a raccontare tutto senza dire una parola.

