– Il dialogo impossibile tra il microscopico e il preistorico –

 

Nel dipinto, il tempo si piega su sé stesso come una lente cosmica. Un piccolo dinosauro, si trova di fronte a un gigantesco tardigrado. Due creature che non dovrebbero mai incontrarsi, eppure condividono lo stesso spazio metafisico.

La scena non appartiene né alla scienza né al sogno, ma a quella zona intermedia dove la materia diventa simbolo. Il riflesso del suolo e le sfere planetarie sullo sfondo suggeriscono un universo che osserva sé stesso. Il tardigrado con l’occhio unico diventa emblema della coscienza primordiale, dell’osservatore eterno.

Il contrasto tra le due forme di vita sprona una riflessione sulla scala dell’esistenza. È più grande chi è più resistente o chi sopravvive davvero? Lascio che la luce bianca e il silenzio del vuoto parlino per me.

Un’opera che unisce biologia, metafisica e poesia visiva, trasformando la pittura in un atto di contemplazione cosmica.